La Caffettiera Napoletana

La Caffettiera Napoletana

Sul becco io ci metto questo “coppitiello” di carta … il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico non si disperde. Come pure … prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per tre quattro minuti, per lo meno, … nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, … in modo che, nel momento della colata, l’acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo.

(Eduardo de Filippo,  Questi Fantasmi)

Nella nostra casa non si è mai persa l’abitudine di preparare il caffè con la vecchia, ma ancora valida, caffettiera napoletana. Nostro nonno Giacomo, uno dei primi importatori di caffè a Napoli, ne sarebbe orgoglioso. Oggi i suoi nipoti e la figlia Maria propongono spesso agli ospiti del loro B&B, La Rosa e il Peperoncino, di degustare il caffè che esce caldo e fumante da questa macchinetta che fu inventata da un francese, Morize, nel lontano  1819.

Allora la preparazione era molto simile a quella del caffè turco e chi lo ha provato sa bene come a volte sia difficile gustarlo quando la polvere del caffè si alza nella tazza. Per ovviare a questo il Morize ideò un filtro capace di tenere isolata la polvere di caffè dall’acqua bollente. La sua invenzione piacque così tanto ai napoletani che con i loro maestri lattonieri ne produssero un modello che ancora oggi viene usato nelle più svariate fogge ed è comunemente chiamato in lingua napoletana la cuccumella .

 Per fare il caffè con la caffettiera napoletana non si deve avere fretta. Per questo in tempi moderni è stata soppiantata spesso e volentieri da altre e più veloci macchine. Ma il profumo e il gusto che vengono da una macchinetta napoletana sono unici, come ci hanno confermato in  questi anni i nostri graditi ospiti… in particolare quelli di altre nazioni.